Lo spazio della libertà.
C’era uno spazio che desiderava avere il suo spazio. Così domandò ad un altro amico spazio se era disposto a cedergli il suo di spazio. Quell’altro spazio, un pò offeso a dire il vero, perchè uno spazio senza spazio è come un re senza trono, lo rimproverò dicendo di farsi gli spazi suoi, invece di andare a rompere gli spazi degli altri. Spazio così si sentì ancora più solo e inutile di quanto fosse prima, ma decise: “Voglio essere uno spazio libero!”. Non aveva ben chiaro il concetto di libertà: un pò credeva che la libertà per uno spazio consisteva nell’assenza di gravità; un pò che la libertà potesse essere sinonimo di vacuità.
Pensò ancora: “Libertà non so cosa sia, perchè non diventare spazio per qualcuno o qualcosa che si dice “libero”?”. Così conoscendo il Popolo delle Libertà si rallegrò e decise di essere uno spazio libero con questo popolo. Per la fiducia mostrata fu designato addirittura Ministero degli Spazi Liberi. I primi giorni fu orgoglioso e contento di ricoprire quell’incarico, ma col passare del tempo capì che quello non era il posto giusto per uno spazio senza spazio, come dire uno spazio non libero. A breve si dimise dal suo incarico di Ministro degli Spazi Liberi. Ma non aveva ancora trovato un senso alla sua esistenza. Iniziò così, un po’ per gioco, a riempire i posti vuoti tra le righe e le parole dei libri. Lì comprendeva che la libertà se l’inventava di volta in volta, era “libero” di spaziarsi come voleva e di significare ciò che voleva. Spazio comprese così che sarebbe stato libero solo quando sarebbe stato libero di scegliere il suo ruolo nell’universo. Così agendo e così pensando visse per sempre spazio libero e felice.

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