Cronaca da un palco

Le parole nel vuoto.

Passo dopo passo, un altro passo ancora: raggiunge il palco, sale la scena. Si guarda, ascolta intorno. Silenzio. Davanti a sè il vuoto, una voragine di luce bianca. Le parole sono tante: partono spedite, pensieri che si rincorrono, si sperdono nel silenzio, nel vuoto di occhi incuriositi che ascoltano attentamente. “Lui” non era lì. L’”altro” aveva preso il suo posto, il suo corpo, la sua immagine: non prepotentemente, solo per gioco. Lo trascinava anzi con sè, lo spingeva e lo aiutava lì dove sembrava inciampare.

Il vuoto continuava a rimanere tale. Le parole non bastavano a saziarlo. Un’esplosione prima, un’implosione poi. D’improvviso il vuoto li avvolge, li coccola, diventa loro compagno, coprotagonista di un intreccio inaspettato.

E non fa più paura: quel meraviglioso unico vuoto che quando ti sporgi per sentirlo è già “tuo”.

6 giugno 2007

~ di AJB su 20 Giugno 2008.

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