Una favola..
Intimidito dalla sua condizione troppo essenziale e apparentemente inutile, un Punto decise un giorno di cambiare mestiere. Tante erano le alternative da seguire, i mestieri da poter provare a fare. Per caso s’imbattè nell’idea di lavorare come “a”, la prima lettera dell’alfabeto, la prima vocale, la prima di tutte le classi, utilizzata quasi in ogni parola. Ma quella condizione di esagerato lavoro non piacque al Punto, abituato a lavorare tanto ma senza troppa ripetività.
Decise così di cambiare completamente lavoro: indirizzato dal suo amico Pennino, conobbe Pennello che gli fece conoscere il duro lavoro di imbianchino. Sveglia mattina presto, correndo qua e là da una parete all’altra per tutto il giorno, quello di imbianchino era un lavoro davvero duro per il Punto che, oltretutto, rischiava continuamente di essere cancellato dalla faccia della terra dal suo distratto collega Pennello.
In preda al panico per la neo-disoccupazione, il Punto trascorreva i giorni rotolando per le strade. A un certo punto si accorse che tutte le parole delle insegne dei negozi e delle botteghe delle strade che attraversava erano confuse. Non c’era più ordine nei testi. Anche i segnali stradali davano informazioni sbagliate; per non parlare delle librerie e delle edicole: le parole avevano invaso tutti i locali, pendevano da libri e giornali, insegne e segnali ed erano diventate confuse e illegibili. Il Punto non riusciva a spiegarsi bene cosa potesse essere accaduto.
Un po’ nostalgico del suo vecchio mestiere, il Punto decise così di ritornare al suo lavoro di sempre: certo, sarebbe stato difficilissimo rientrare proprio in quel momento in cui sembrava essersi perso l’ordine di sempre. Pian pianino, spingendo da una parte le piccole “o” di fine frase e dall’altra le sorelle maggiori e decisamente più ingombranti “O” d’inizio frase, iniziò silenziosamente a mettere ordine in quel soqquadro di parole e frasi senza senso. In poco tempo e non senza grandi difficoltà (immaginate come far saltare il rigo alle timide e poco coraggiose “i” che trovano sempre una buona scusa per far dittongo con le amiche vocali), il Punto riuscì a ripristinare l’ordine e il significato tra i testi e a riprendersi il proprio posto di lavoro, risollevato e incoraggiato: aveva compreso quanto importante fosse il suo ruolo tra le amiche parole, silenzioso facchino di senso.

Innanzitutto complimenti per questa favola che ti è sgorgata in omaggio anche ad Un punto, in fondo silenzioso facchino di senso, una delle tue espressioni-creazioni più felici.
Rodari direbbe. “Fu cambiato l’ordine degli anelli, ma la catena rimase catena. Al latino punctum fa capo la famiglia dei vocaboli relativi all’operazione e al risultato del mettere a dimora…………………………
Ciao
Grazie per l’apprezzamento. E’ proprio vero dunque che i “punti” non sono conclusione, bensì inizio di grandi discorsi/percorsi che ci accompagnano sempre.
Ciao! complimenti per il blog….e poi questa favola è davvero bella…in fondo siamo tutti dei punti, nient’altro. …piccole macchie informi nell’universo infinito… e solo con molta umiltà
e semplicità riusciremo un giorno a trovare il nostro giusto posto….anche se è tra gli ultimi…
a teatro direbbero “non esistono piccole parti, solo piccoli attori…”.
a presto!
Grazie a te per la visita e per l’interessante e apprezzata riflessione sulla “Favola”.
A presto!