Ho accennato “qualche post fa” ad una grave forma di psicosi che colpisce uomini e donne al di sopra dei venticinque anni dopo aver letto “Il Piccolo Principe“. Questo percorso di stasi riflessiva ha il suo inizio con la lettura della frase “Toutes les grandes personnes ont d’abord été des enfants. (Mais peu d’entre elles s’en souviennent.)” (L’ho riportata in francese per evitare che qualcun altro ci ricada).

Ed ecco d’improvviso tutti i ricordi della sana fanciullezza riaffiorano nella propria memoria; i giochi, le carezze, i nomignoli e i vezzeggiativi che chiunque dei nostri più cari parenti ci affibbiava, gli amici immaginari, i genitori che ci sgridavano per quelle che oggi sono delle sciocchezze…: “Oddio quanti bei ricordi”..”Come ho potuto dimenticarmi di cotanti bei pensieri e bei momenti”… Seguono il diniego della propria persona e il rifiuto di essere diventato adulto troppo in fretta.

Ci si dimentica troppo spesso, in realtà, non della propria infanzia, serbatoio sempre vivo di bei ricordi, bensì dell’adolescenza, età ben più critica e facile da dimenticare, appunto per i suoi traumatici impatti. Nell’adolescenza infatti avviene il distacco quasi forzato dal mondo ibrido del bambino alla realtà dura e assurda degli adulti. E’ in questo momento che ci si rende conto di stare crescendo, che si sta per diventare adulti, brutti e “pelosi”. Tutti che ricordano di stare crescendo, di abbandonare i vizi e le abitudini infantili e iniziare a comportarsi “come” un adulto. Aiutano insomma a far crescere troppo in fretta. “Il Piccolo Principe” è anche un dialogo, un confronto tra chi eravamo e chi hanno voluto che diventassimo precipitosamente.

Personaggio emblematico del romanzo è il Lampionaio, presentato come “diverso” dagli altri personaggi degli altri pianeti. Importante è anche la sua collocazione al capitolo XIV, esattamente al centro di tutto il romanzo, composto in totale da ventisette capitoli. La sua storia, oltre ad essere parabola di frenesia e ossessività (rimando al saggio di Mathias Jung, “Il piccolo principe in noi”), appare come il racconto di un ragazzo che è costretto dalla quotidianità a compiere un’azione di per sè bella, ma assurda. Il Piccolo Principe sembra quasi compatire il Lampionaio, sentendolo molto “vicino” a lui. In fondo la storia di questo buffo personaggio può essere considerata come la storia di un adolescente qualsiasi, costretto a crescere in un determinato modo, anche contro la sua volontà.

Cari adulti, ricordiamoci dunque di come siamo cresciuti, non soltanto di come eravamo prima di diventare ciò che siamo. Anche perchè non è possibile rimanere aggrappati alla propria infanzia per tutta una vita: per comprendere tutta una vita dobbiamo comprendere ogni sua singola parte, infanzia e adolescenza comprese.

Una Risposta a “La depressione post-piccolo principe: ovvero tutti i grandi si ricordarono di esser grandi…”

  1. janemancino detto:

    e se l’adolescenza è ancora più felice dell’infanzia come la mia? come si fa ad approdare all’età adulta senza rimanerci aggrappati con le unghie. senza crescere davvero. mi ricordo un giorno di anni fa, stavo andando al concerto degli ac/dc (dove uno scolaretto di 50 anni salta su e giù) e ho detto: cavolo, il mio ultimo concerto da adolescente! beh, avevo 29 anni…
    adesso ne ho 35, grazie alle creme antirughe e allo sport mi mantengo cinque anni almeno indietro e dico: ma perché bisogna per forza entrare in questo mondo di stronzi?

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