“L’essenziale è invisibile”: storia di una migrazione
Tanti sono i temi conduttori del romanzo “Il Piccolo Principe” di A. de Saint Exupery; tante e diverse le chiavi di lettura.
“Il piccolo principe” è innanzitutto la storia di un bambino che traumatizzato dalla superficialità degli adulti decide di “prendere il volo”; è la storia di una migrazione, di un viaggio nei meandri dell’”essere uomo”; è, ancora, una semplice e incuriosita passeggiata nel mondo che tutti crediamo di conoscere e che, d’improvviso, si rivela essere un universo semiserio, dilagante di ipocrisia e di assurdità.
“Perché il Piccolo Principe in WS?” Uno dei motti del romanzo fantastico è “Le parole sono fonte di malintesi”, pronunciato dal personaggio della Volpe nel momento in cui istruisce il Piccolo Principe sull’importanza del creare dei legami. Leggendo quanto asserisce Rodari, le parole sono quasi artefici magici, in grado di sconvolgere le cose penetrando a fondo in esse. Questa importanza implicita alla parola è proprio la sua forza e la sua debolezza: gli sconvolgimenti che provoca possono essere benevoli quanto involontariamente malevoli, possono portare a dei fraintedimenti.
Le parole possono fondersi in suono, in voce, o imprimersi visibilmente nero su bianco su un foglio di carta. Si offrono all’udito e alla vista anche contemporaneamente. Possiamo ascoltare una parola, possiamo vederla eppure rimarrà sempre la superficie visibile di ciò che davvero è e vuole dirci (Wittgenstein considera la parola come “la pellicola superficiale su un acqua profonda”).
“Le parole sono fonti di malintesi” proprio per la grande risorsa che esse rappresentano: non si possono conoscere tutti gli aspetti di una singola parola, non si può comprendere quanto e quale è la profondità e la forza di una singola parola, scritta o parlata. Il “gioco” del teatro è un ottimo metodo di investigazione e di comprensione in questo senso, ma questa è un’altra storia.

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