Sigur Ros - Svefn-G-Englar (testo e traduzione inglese) (Sigur Ros Official Web Site)
La depressione post-piccolo principe: ovvero tutti i grandi si ricordarono di esser grandi…
Aprile 29, 2008
Ho accennato “qualche post fa” ad una grave forma di psicosi che colpisce uomini e donne al di sopra dei venticinque anni dopo aver letto “Il Piccolo Principe“. Questo percorso di stasi riflessiva ha il suo inizio con la lettura della frase “Toutes les grandes personnes ont d’abord été des enfants. (Mais peu d’entre elles s’en souviennent.)” (L’ho riportata in francese per evitare che qualcun altro ci ricada).
Ed ecco d’improvviso tutti i ricordi della sana fanciullezza riaffiorano nella propria memoria; i giochi, le carezze, i nomignoli e i vezzeggiativi che chiunque dei nostri più cari parenti ci affibbiava, gli amici immaginari, i genitori che ci sgridavano per quelle che oggi sono delle sciocchezze…: “Oddio quanti bei ricordi”..”Come ho potuto dimenticarmi di cotanti bei pensieri e bei momenti”… Seguono il diniego della propria persona e il rifiuto di essere diventato adulto troppo in fretta.
Ci si dimentica troppo spesso, in realtà, non della propria infanzia, serbatoio sempre vivo di bei ricordi, bensì dell’adolescenza, età ben più critica e facile da dimenticare, appunto per i suoi traumatici impatti. Nell’adolescenza infatti avviene il distacco quasi forzato dal mondo ibrido del bambino alla realtà dura e assurda degli adulti. E’ in questo momento che ci si rende conto di stare crescendo, che si sta per diventare adulti, brutti e “pelosi”. Tutti che ricordano di stare crescendo, di abbandonare i vizi e le abitudini infantili e iniziare a comportarsi “come” un adulto. Aiutano insomma a far crescere troppo in fretta. “Il Piccolo Principe” è anche un dialogo, un confronto tra chi eravamo e chi hanno voluto che diventassimo precipitosamente.
Personaggio emblematico del romanzo è il Lampionaio, presentato come “diverso” dagli altri personaggi degli altri pianeti. Importante è anche la sua collocazione al capitolo XIV, esattamente al centro di tutto il romanzo, composto in totale da ventisette capitoli. La sua storia, oltre ad essere parabola di frenesia e ossessività (rimando al saggio di Mathias Jung, “Il piccolo principe in noi”), appare come il racconto di un ragazzo che è costretto dalla quotidianità a compiere un’azione di per sè bella, ma assurda. Il Piccolo Principe sembra quasi compatire il Lampionaio, sentendolo molto “vicino” a lui. In fondo la storia di questo buffo personaggio può essere considerata come la storia di un adolescente qualsiasi, costretto a crescere in un determinato modo, anche contro la sua volontà.
Cari adulti, ricordiamoci dunque di come siamo cresciuti, non soltanto di come eravamo prima di diventare ciò che siamo. Anche perchè non è possibile rimanere aggrappati alla propria infanzia per tutta una vita: per comprendere tutta una vita dobbiamo comprendere ogni sua singola parte, infanzia e adolescenza comprese.
Una voce nel deserto.
Aprile 23, 2008
Il deserto: luogo dell’anima, luogo di meditazione, d’isolamento, punto d’incontro. E’ proprio nel deserto che avviene il prezioso e fantastico incontro tra l’Aviatore/Narratore e il Piccolo Principe (Cap. II). E’ nel deserto che si realizza e si compie il viaggio del piccolo eroe, quanto quello del Narratore. E il deserto è il regno del silenzio. Proprio il silenzio è un motivo che continuamente accompagna l’incontro del Piccolo Principe con l’aviatore: frequentissime infatti sono le espressioni “..disse dopo un silenzio meditativo..”, “..non rispose, stando in silenzio..”, quasi a rappresentare un sottotesto, un’altra storia entro cui si muove il protagonista. Il silenzio è dunque una trama dove rumorosi i pensieri inciampano, storie s’incontrano, mondi paralleli si fondono (come avviene per i bambini).
Deserto è anche sinonimo di morte: l’incidente dell’aviatore, presagio negativo, e la ancor più tragica morte del Piccolo Principe a fine racconto, lì dove sembra ricongiungersi un circolo di eventi e presagi negativi. Cosa dire dei quaranta giorni nel deserto di Gesù? Il diavolo lì incontra il Figlio dell’uomo e lo mette alla prova.
Il deserto, dunque: luogo del silenzio, d’incontro, luogo di confronto soprattutto con sè stessi, luogo di morte. Sorge spontanea un’affermazione: quanto c’è in uno spazio vuoto, quanto può esserci nel silenzio.
“L’essenziale è invisibile”: storia di una migrazione
Aprile 23, 2008
Tanti sono i temi conduttori del romanzo “Il Piccolo Principe” di A. de Saint Exupery; tante e diverse le chiavi di lettura.
“Il piccolo principe” è innanzitutto la storia di un bambino che traumatizzato dalla superficialità degli adulti decide di “prendere il volo”; è la storia di una migrazione, di un viaggio nei meandri dell’”essere uomo”; è, ancora, una semplice e incuriosita passeggiata nel mondo che tutti crediamo di conoscere e che, d’improvviso, si rivela essere un universo semiserio, dilagante di ipocrisia e di assurdità.
“Perché il Piccolo Principe in WS?” Uno dei motti del romanzo fantastico è “Le parole sono fonte di malintesi”, pronunciato dal personaggio della Volpe nel momento in cui istruisce il Piccolo Principe sull’importanza del creare dei legami. Leggendo quanto asserisce Rodari, le parole sono quasi artefici magici, in grado di sconvolgere le cose penetrando a fondo in esse. Questa importanza implicita alla parola è proprio la sua forza e la sua debolezza: gli sconvolgimenti che provoca possono essere benevoli quanto involontariamente malevoli, possono portare a dei fraintedimenti.
Le parole possono fondersi in suono, in voce, o imprimersi visibilmente nero su bianco su un foglio di carta. Si offrono all’udito e alla vista anche contemporaneamente. Possiamo ascoltare una parola, possiamo vederla eppure rimarrà sempre la superficie visibile di ciò che davvero è e vuole dirci (Wittgenstein considera la parola come “la pellicola superficiale su un acqua profonda”).
“Le parole sono fonti di malintesi” proprio per la grande risorsa che esse rappresentano: non si possono conoscere tutti gli aspetti di una singola parola, non si può comprendere quanto e quale è la profondità e la forza di una singola parola, scritta o parlata. Il “gioco” del teatro è un ottimo metodo di investigazione e di comprensione in questo senso, ma questa è un’altra storia.
WordStones: benvenuti!
Aprile 17, 2008
“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore… Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni…” (Gianni Rodari, Grammatica della fantasia)
Come dal titolo questo blog sarà un vero e proprio serbatoio di parole, parole vere, che narrano il mondo virtuale e reale. Bene attenti: narrano, non descrivono. Oggi ogni cosa è de-scritta e ri-prodotta mimeticamente. Le parole, per quanto ingannevoli, hanno la grande forza e capacità di scavare a fondo, di rivoluzionare l’ambiente entro cui penetrano e agiscono, le parole-sassi del citato Rodari. Descrivere è rimanere fermi all’apparenza; narrare è infrangere i limiti del “visibile” e “andare oltre”.