stampa sgrammaticata

gennaio 16th, 2012 § Lascia un commento

O voi pubblicanti edicolisti che di gente parlate scrivete e pubblicate opinioni osservazioni e comunicazioni, fatevi un po’ da parte e prestate attenzione alla gentil penna – pardon tastiera – dell’umile sottoscritto, in nome della lingua italiana che si lamenta perché offesa, perché trattata spesso con sadico orrore da chi si esprime, più che come parla, come mangia.
Queste righe non sono un rimprovero, soltanto una preghiera da parte di chi si sfunnicìa pensando che la lingua, soprattutto scritta, implora, tra le altre cose, un buon uso della punteggiatura.
Spesso mi ritrovo a leggere articoli in cui si mettono insieme stili, registri e lingue diversi, parole usate di rado anche da Dante, accostate a termini di popolano respiro.
Che dire di questo apparente parlar difficile? Immagino che nessuno ve l’abbia mai detto ma il parlar complicato, in alcuni contesti, non è molto appropriato e soprattutto non si addice alle storielle di cronachetta locale.
Ci siamo troppo abituati a osservazioni da altezze non sospette, opinioni, interviste, rubriche medico-legali-meccaniche-politiche e in tutti questi casi la grammatica si danna: a che serve quel gran dono della preposizione articolata da usare senza timore, ma che voi continuate a ignorare? Puntini usati per riempire spazi vuoti, maiuscole al posto di minuscole e minuscole al posto di maiuscole, accenti al posto di apostrofi e viceversa… da mettere in crisi anche i puristi della Crusca.
Non rimproveratemi se mi concentro soltanto sui titoli: rendetevi conto che per entrar nei contenuti dei vostri loquaci articoli ci vuol sempre troppo coraggio. E il titolo invece di aiutare e sensibilizzare la lettura nasconde rebus e anagrammi che solo alla vista, occhi e meningi rabbrividiscono.
Vista o svista? E va bene: ammettiamo che le vostre pubblicazioni siano solo piene di errori ortografici dovuti a sviste e distrazioni. In questo caso ascoltate un consiglio: quando scrivete, rileggete attentamente le vostre parole. Spesso finirete per non capire neppure quel che avevate voluto dire. Argomenti e frasi finiranno per perdere qualsiasi significato. E capirete con quali labirinti sintattici i vostri poveri lettori hanno a che fare…
Qualcuno scrisse che un titolo è una scatola vuota: perdonate la presunzione, ma le vostre scatole appaiono bucate. Lo so, i vostri contorti pensieri fanno fatica a stare in strette parole e il dono della sintesi non è nel vostro repertorio.
Per non parlare di accenti, apostrofi, parentesi, virgolette e altri scontenti. Ma per questo confido nella vostra diligenza: usate il correttore ortografico dei calcolatori, in mancanza di un vocabolario vi eviterebbe tante cattive figure.
Infine un’ultima preghiera a chi usa giornali e notiziari per inquinare pagine e pagine con noiose e sgrammaticate riflessioni: pensate bene ancor prima di scrivere; pensate a noi lettori, alle tastiere dei vostri computer e lasciate che la vostra saggia avarizia possa liberare noi e i nostri schermi dalle vostre parole.
 
(read also Il Clandestino)

camere in afflitto

gennaio 6th, 2012 § Lascia un commento

- Cercasi camera in affitto, bella, luminosa, spaziosa, con bagno privato, armadio a sei ante, un letto tripla piazza, scrivania, parquet e servizio in camera, tutto compreso;
- Offresi camera in affitto, zona centralissima, arredata finemente, ampio balcone soleggiato, vista mare, in centro a Milano;
- Affittasi monoloc. 10 mq. Bagno solo doccia niente wc.
- Affittasi appartamento in zona servitissima: coperto incluso nel prezzo;
- Affitto cucina abitabile attrezzatissima con forno elettrico, fornetto, forno a legna e microonde, per amanti della cucina slow, fast ed etnica. No posti letto.
- Cercasi coinquiline, no uomini, no stranieri, no casinisti, no mente chiusa, no maniache della pulizia, no perditempo, no animali, sì animalisti.
- Professionista condivide bilocale, preferibilmente con donna alta magra, snella e atletica, né troppo giovane né troppo bella, aperta a nuove esperienze.
- Offresi posto in divano letto in confortevole e frequentato (soprattutto di notte) salotto.
- Affitto monolocale completo di tutto. No lavatrice, no cucina, no perditempo.
- Offro un posto letto in doppia, preferibilmente a ragazzo, pulito, di buona compagnia, sincero. Gay friendly.
- Per veri amanti degli animali: affitto singola in grande appartamento con tre gatti, due cani, cinque criceti, un’anaconda, tre pappagalli. Spettacolo di delfini compreso nel prezzo. La domenica ingresso libero.
- Affitto monolocale in zona centrale a soli referenziati con contratto di lavoro a tempo indeterminato, tredicesima, quattordicesima e quindicesima, accompagnati dai genitori o da chi ne fa le veci; 12 mesi di caparra + 12 mensilità anticipate; spese escluse nel canone mensile.

l’ultimo post dell’anno nuovo

dicembre 31st, 2011 § Lascia un commento

Ogni anno è sempre la solita, vecchia, entusiasmante storia dell’anno nuovo. E come un anno fa, e tutti gli anni precedenti, l’ennesimo anno nuovo è passato. E uno nuovo sta per arrivare. Dopo il 2010 è arrivato il 2011 e adesso aspettiamo il 2012. Stiamo 365 giorni ad aspettare un numero nuovo e, appena arriva, gli facciamo anche una gran festa. Poi, per tutto il resto dell’anno, siamo pronti a sbranarci e contraddirci in guerre, battaglie e maldicenze varie.
Nel calendario cinese gli anni hanno una nomenclatura diversa (oltre che seguire il ciclo lunare): dopo l’anno del Bue c’è l’anno del Drago, mentre prima era l’anno del Topo. Che meraviglia! Pensateci bene un attimo: noi ricordiamo gli anni come cifre catalogate in un grigio e buio archivio. In Cina invece tutti ricordano gli anni come Maiali, Cavalli e Topi. Gli anni così si rincorrono non più in un angosciante progredire del tempo, ma in un ciclico susseguirsi di immagini che ritornano. Chissà se i ricordi si ammucchiano nelle loro menti come greggi di pecore e branchi di lupi.
Che noi occidentali abbiamo l’abitudine a ridurre tutto a un gruzzolo di numeri, lo si sa già. E questa storia che ogni anno stiamo qui ad aspettare con tante attese un nuovo anno, un numero, vecchio come tutti i precedenti, mi ha un po’ scocciato. Qualche anno fa avevo l’abitudine di scrivere ogni sera, in un’agenda, una parola che racchiudesse ed etichettasse il giorno appena trascorso. Ogni giorno non era più un numero, un “undici-dodici-dieci”, ma una parola, un colore, un aggettivo, un pensiero. E quando rileggo le parole che hanno fatto quell’anno, settimana dopo settimana, in moltissimi casi riesco a ricordare il reale motivo per cui ho scritto proprio quella parola. Quell’anno non è stato un anno, ma trecentosessantacinque sassi custoditi in un’agenda che qualche volta, quando le rileggo, continuano ancora a sconvolgermi dentro.
Insomma, auguri di buon anno: che il duemiladodici non sia per tutti, per me e per voi, semplicemente un numero.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 160 other followers